Il datore di lavoro può controllare la posta dei dipendenti?

La recente Sentenza 02722/12 della Corte Suprema di Cassazione chiarische che il datore di lavoro può controllare la posta elettronica dei dipendente, se il controllo avviene ex post a seguito del verificarsi di fatti «tali da raccomandare l’avvio di una indagine retrospettiva». Se il controllo delle email conferma una violazione grave dei doveri del lavoratore, ne può inoltre scaturire il licenziamento per giusta causa.

E’ quello che è successo ad un alto funzionario di banca, accusato di aver divulgato all’esterno tramite email notizie riservate relative ad un cliente dell’Istituto e “di aver posto in essere, grazie alle notizie in questione, operazioni finanziarie da cui aveva tratto vantaggio personale”.

Il bancario è ricorso quindi in cassazione appellandosi all’art. 4 dello Statuto dei lavoratori, che impone dei limiti ai datori di lavoro relativamente al controllo dei dipendenti, ma il giudice ha sostenuto che il controllo della corrispondenza telematica dei dipendenti non va contro l’art. 4 se effettuato al fine di accertare una sospetta condotta attuata in violazione degli obblighi fondamentali di fedeltà e riservatezza del lavoratore (art. 2104 c.c.) e che possa ledere in qualche modo l’azienda ed il datore di lavoro.

Il giudice ha inoltre chiarito che il controllo effettuato dal datore di lavoro non era atto a verificare la corretta esecuzione della prestazione lavorativa, bensì a ad accertare una condotta scoretta da parte del dipendente che potesse ledere il patrimonio e l’immagine aziendale. In tal caso si parla di controllo difensivo, che viene considerato lecito proprio perchè presuppone una violazione dei doveri fondamentali del lavoratore nei confronti dell’azienda.

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